I problemi della leggeGrasso: "Subito un decreto
o usciranno centinaia di boss" |  |
ROMA - Quanti processi di mafia verranno annullati e quanti boss dovranno essere giudicati un'altra volta? "Centinaia di mafiosi in Italia, se le cose resteranno così bisognerà praticamente rinnovare tutta l'attività dibattimentale fino adesso compiuta". E ci saranno mafiosi che usciranno dalle galere? "Il rischio di molte scarcerazioni sarà inevitabile". Il procuratore nazionale Pietro Grasso legge le agenzie di stampa che arrivano nel suo ufficio di via Giulia e rovista tra carte e codici. Scuote la testa, dice: "Bisognerà intervenire subito, è un brutto pasticcio. Ma la vicenda è estremamente complicata perché la colpa di tutto questo risale a cinque anni fa. È una vicenda anche complicata, forse è meglio cominciare dall'inizio".
Cominciamo dall'inizio procuratore Grasso.
"Le recenti modifiche del pacchetto sicurezza hanno aumentato per quanto riguarda il comma incriminato - quello che fa scattare la competenza della corte di assise - soltanto il minino da 10 a 12 anni, la pena più grave era già prevista nella legge Cirielli del 2005. Quindi, già 5 anni fa, si sarebbe dovuto separare la posizione dei vari boss e dai tribunali rinviarla a giudizio davanti alla corte di assise. In sostanza: tutto quello che sta accadendo è la conseguenza della Cirielli e non delle norme antimafia contenute nel pacchetto governativo".
Lei sta dicendo che ci si è accorti solo oggi, dopo 5 anni, che i capi delle associazioni mafiose avrebbero dovuto subire un processo non in un tribunale ma in una corte di assise? È così?
"È così. Per un'evidente disattenzione processuale, nel richiedere e ottenere il rinvio presso i tribunali dei capi delle organizzazioni mafiose insieme ai singoli associati. Non se n'accorto nessuno: né magistrati e né avvocati e nemmeno noi della procura nazionale antimafia. Oggi, il 21 gennaio scorso, la Cassazione investita da un conflitto di competenze sollevato dalla corte di assise di Catania, ha deciso che i capi delle associazioni devono essere giudicati dalle corte di assise e non dei tribunali".
Gli effetti saranno disastrosi. Molti grandi capi di Cosa nostra già condannati in tribunale dovranno ricomparire in corte di assise per affrontare un altro giudizio?
"C'è gente come Nino Rotolo, come i Madonia di Resuttana, i Lo Piccolo padre e figlio... e tanti altri ancora. Non siamo in grado di monitorare al momento la situazione e, comunque, la cosa più importante adesso è intervenire subito".
Cosa si può fare per non cancellare decine e decine di processi?
"È necessario e urgentissimo un intervento - anche con decreto legge - per evitare queste conseguenze. Ci vuole una norma transitoria che blocchi la situazione, che si applichi a bocce ferme, che valga per tutti i processi pendenti evitando che gli effetti si perpetuino. Bisogna anche intervenire sul passato, sui processi già fatti".
In un primo momento era sembrato che tutto questo pasticcio avesse avuto origine dal pacchetto antimafia governativo...
"Mi meraviglia come certi miei colleghi affrontino con superficialità e approssimazione certe valutazioni, senza neppure avere la diligenza di rilevare da un qualsiasi codice di udienza che l'aumento di pena a 24 anni - nell'ipotesi della duplice aggravante nei confronti dei capi e dei promotori di un'associazione mafiosa, che abbia anche la disponibilità di armi ed esplosivi - veniva da un aumento di pena che risale alla Cirielli del 2005".
Il governo non l'avrebbe mai fatto, procuratore?
"Veramente c'è un disegno di legge delega presentato dal ministro Alfano sulle modifiche da apportare al codice di procedura penale - è il numero 1440 pendente al Senato - che prevede che tutti i reati più gravi di competenza delle procure antimafia - quindi anche il 416 bis, l'associazione di tipo mafioso - diventino ai fini del giudizio di competenze delle corti di assise".
Procuratore, rispetto alla Cirielli non cambia nulla: c'è chi spinge a far giudicare i mafiosi in corte di assise.
"C'è una volontà politica di far arrivare quei processi in quelle corti di assise dove ci sono i giudici popolari. Non va bene: i processi di mafia non sono processi "normali" ma processi ad alto tasso tecnico giuridico nella valutazione della prova. E richiedono una grande competenza che, ovviamente, può avere solo un giudice togato e non un giudice popolare".
Note:
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