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Berlusconi non demorde

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Inviato da editor 09 Mar 2010 - 10:52

Berlusconi pensa al rinvio del voto

"Non è ancora finita"

Il Cavaliere frena i suoi: "Niente polemiche "Ora non grideranno più al golpe"




ROMA - Mobilitare la piazza contro i giudici? Rinviare le elezioni nel Lazio? Le ipotesi sono tutte sul tavolo del Cavaliere, scettico sulla possibilità che il Tribunale oggi prenda una decisione opposta a quella del Tar del Lazio.
Sotto shock per la decisione dei magistrati amministrativi, che hanno rigettato il ricorso per l'ammissione della lista, gli esperti del Pdl si sono riuniti fino a tarda notte per comprendere cosa fare. "È un'ordinanza senza capo né coda", si sfoga amaro Ignazio Abrignani, responsabile elettorale del partito. Berlusconi stesso è rimasto "sconcertato", visto che era convinto con il decreto di aver risolto ogni problema. Ma ha preferito, almeno per ora, tenersi fuori dalla mischia, aspettando la decisione di oggi del Tribunale. Nella speranza, nutrita in verità più dai suoi avvocati, che i giudici dell'ufficio centrale possano ribaltare la valutazione del Tar. "Nessuna polemica - ha ordinato il premier, dopo che Paolo Bonaiuti gli ha letto il flash d'agenzia con la notizia del Tar - dite a tutti di stare calmi". Se non altro, è il ragionamento del Cavaliere che filtra da Arcore, "adesso nessuno potrà dire che abbiamo imposto alcunché di incostituzionale ai giudici, tanto è vero che se ne sono infischiati sia del governo che del presidente della Repubblica". Insomma, per Berlusconi l'ordinanza del Tar dimostra che "non c'è stato alcun golpe" e che "scendere in piazza non ha alcun senso".

Certo, lo spettacolo di una campagna elettorale giocata a suon di ricorsi invece che sugli slogan del "governo del fare" a Berlusconi non piace affatto. In queste ore è tornato a lamentare le "negligenze" che ci sono state da parte di chi avrebbe potuto presentare le liste "magari con un giorno di anticipo", irritato per le "troppe versioni discordanti" che gli sono state riferite. E c'è chi, tra gli uomini di Berlusconi, punta il dito sulle "lotte tribali tra gli ex An", che sarebbero alla base degli errori che sono stati commessi.

È proprio dentro An che monta la rabbia e la tentazione di buttare per aria tutte le scartoffie degli avvocati. Per questo anche Gianfranco Fini, che ieri è rimasto colpito come tutti dalla notizia, ha predicato con i suoi "calma e gesso". Ma Andrea Augello, coordinatore della campagna elettorale della Polverini, è convinto che il Pdl debba alzare il livello della reazione: "Certo, in teoria il Consiglio di Stato, con un rito d'urgenza, la prossima settimana potrebbe ribaltare l'ordinanza del Tar. Ma a questo punto - commenta a caldo Augello - bisogna ragionare politicamente: basta con le carte bollate, basta con l'atteggiamento olimpico di chi pensa solo alla Regione, prendiamo atto che la questione ha trasceso i limiti di una disputa ordinaria e si sta trasformando in uno scontro istituzionale". Lo stesso Berlusconi, se anche il Tribunale dovesse "infischiarsene" del decreto del governo e non ammettere la lista del Pdl, sarebbe tentato dal ribaltare il tavolo. "Non è tollerabile che siano i giudici a decidere persino del processo elettorale". A quel punto, come ha già adombrato il ministro dell'Interno Maroni, l'arma finale del premier sarebbe il rinvio delle elezioni, con la riapertura dei termini per la presentazione delle liste.

In queste ore di attesa carica di angoscia, tornano comunque ad affacciarsi i sospetti reciproci tra finiani e berlusconiani. Andrea Ronchi bolla come "una fesseria" l'ipotesi che Fini possa fondare un suo movimento dopo le elezioni, ma tra i berluscones ieri circolava l'ennesima malizia sul presidente della Camera: "In realtà Fini avrà stappato una bottiglia di champagne alla notizia del Tar. Così se la Polverini perde la colpa è solo dei giudici, ma se vince è la dimostrazione che la vittoria arriva anche senza il Pdl di Berlusconi. Sarebbe il successo del laboratorio Fini-Casini". Dalle parti del presidente della Camera replicano con le stesse armi, insinuando il dubbio di un disinteresse del premier (e di Umberto Bossi) per le sorti della "finiana" Polverini ora che la Lombardia è stata messa in sicurezza. Tanto che Roberto Formigoni, per marcare una distanza con il caso laziale, ieri a Repubblica a tenuto a precisare che la sua candidatura al Pirellone "non è stata recuperata grazie a una leggina".

In questo clima arrivano sulla scrivania del Cavaliere i nuovi sondaggi riservati del lunedì, che danno al Pdl solo 4 regioni su 9: Campania, Calabria, Veneto e Lombardia. Cota sarebbe ancora dietro la Bresso, così come Polverini (meno 2 punti) e Rocco Palese in Puglia. Finora Berlusconi ha evitato (anche per problemi di sicurezza) si farsi vedere in giro per comizi, ma il pressing perché si spenda in prima persona si sta facendo insistente. "Io - confida il ministro Raffaele Fitto - gliel'ho detto al telefono tre giorni fa: noi ce la mettiamo tutta, ma la spinta finale per vincere devi darla tu". L'idea allo studio di palazzo Chigi sarebbe quella di uno sprint nell'ultima settimana di voto, con un giorno dedicato a due regioni in bilico al Sud - Puglia e Campania - e uno a quelle del Nord: Piemonte e Liguria.

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